Capitolo 05 di 12
La sceneggiatura
La sceneggiatura è il progetto del film: un documento tecnico che però deve far vedere il film a chi la legge. Ha un formato preciso, nato per essere chiaro per tutta la troupe.


Ogni fase permette di accorgersi dei problemi prima che diventino costosi. Nel soggetto si vede se la storia regge; nel trattamento se i personaggi funzionano; nella scaletta se l'ordine delle scene crea tensione. Arrivare alla sceneggiatura con queste risposte fa risparmiare settimane di lavoro.
Molti sceneggiatori scrivono la scaletta su schede separate, una per scena, da appendere a un muro o da spostare sul tavolo. Vedere tutta la storia in un colpo d'occhio aiuta a capire dove il ritmo cala e dove le scene si somigliano troppo.
INT. CUCINA DEL FARO - NOTTE
Il vento fa tremare i vetri. MARTA (40) accende il fornello con un fiammifero. Sul tavolo, il vecchio orologio del padre. Fermo.
La porta si apre. Entra TOMMASO (60), fradicio di pioggia.
TOMMASO
La nave non è entrata in porto.
MARTA
(senza voltarsi)
Allora metto su solo due tazze.
Tommaso guarda l'orologio. Poi guarda lei.
La sceneggiatura usa un carattere a spaziatura fissa, tradizionalmente il Courier a 12 punti, e un'impaginazione standard: intestazione di scena, descrizione dell'azione, nome del personaggio centrato, battuta sotto. Il formato non è un capriccio: permette di stimare la durata, di dividere il lavoro per scene e di trovare subito ciò che serve sul set.
Il formato è anche un linguaggio comune. Chi legge una sceneggiatura, che sia un produttore, un attore o un direttore della fotografia, sa esattamente dove cercare le informazioni e può concentrarsi solo sulla storia. Una sceneggiatura impaginata male dà subito un'impressione di poca esperienza, anche se la storia è buona. Rispettare le regole del formato è il modo più semplice per farsi leggere con attenzione da chi riceve decine di testi.
Ogni scena si apre con una riga in maiuscolo che dice tre cose: se siamo all'interno (INT.) o all'esterno (EST.), il luogo e il momento della giornata. Esempio: INT. CUCINA DEL FARO - NOTTE. Una nuova intestazione ogni volta che cambia il luogo o il tempo. È la riga che serve a chi organizza le riprese per raggruppare le scene girate nello stesso posto.
L'intestazione è anche il primo strumento per organizzare le riprese. Dalla sceneggiatura si ricava un piano di lavorazione in cui tutte le scene ambientate nello stesso luogo, alla stessa ora, vengono girate insieme, anche se nel film sono lontane tra loro. Per lo stesso motivo conviene essere precisi sul momento della giornata. Scrivere solo GIORNO o NOTTE è la base, ma indicazioni come ALBA o TRAMONTO dicono subito a tutta la squadra che servirà una luce particolare e quindi un'organizzazione diversa.
L'azione descrive solo ciò che si vede e si sente, al presente, in modo asciutto. Niente pensieri nascosti, niente ricordi che la macchina da presa non può mostrare. Non “Marta è triste perché pensa al padre”, ma “Marta stringe il vecchio orologio del padre. Non lo carica.” Paragrafi brevi, tre o quattro righe al massimo: ogni paragrafo suggerisce un'inquadratura senza bisogno di scriverla.
Il ritmo della scrittura deve riflettere il ritmo della scena. In una sequenza d'azione frasi brevi e secche fanno correre la lettura; in una scena contemplativa periodi più distesi suggeriscono lentezza. Chi legge dovrebbe sentire il film, non solo capirlo. Quando un personaggio compare per la prima volta, il suo nome si scrive in maiuscolo, seguito da poche parole che lo descrivono. Non serve un ritratto completo: basta un dettaglio che lo renda subito visibile e dica qualcosa di lui.
Il nome del personaggio va centrato in maiuscolo, la battuta sotto. Tra parentesi, sotto il nome, si possono aggiungere brevissime indicazioni: (sottovoce), (a Luca). Usale con parsimonia: decidere l'intonazione è lavoro dell'attore e del regista. Le battute fuori campo si indicano con F.C., la voce narrante con V.O. accanto al nome.
Le estensioni accanto al nome servono a capire da dove arriva la voce. Fuori campo indica un personaggio presente nella scena ma che non vediamo, come qualcuno che parla dall'altra stanza; la voce narrante indica una voce che non appartiene al momento della scena. Altre informazioni si scrivono nell'azione, non nel dialogo. Se un personaggio smette di parlare per guardare fuori dalla finestra, quella pausa va descritta in una riga d'azione tra due battute, così l'attore e il regista sanno che il silenzio fa parte della scena.
Con il formato standard una pagina di sceneggiatura corrisponde, in media, a circa un minuto di film. Un corto di dieci minuti sono una decina di pagine; un lungometraggio tra 90 e 120. È una media: una pagina di dialoghi serrati scorre veloce, mezza riga come “inseguimento nel bosco” può durare due minuti.
La regola aiuta soprattutto a pianificare. Sapere quanto dura un film prima di girarlo permette di stimare i giorni di riprese, il budget e il numero di inquadrature necessarie, e di accorgersi subito se una storia è troppo ambiziosa per i mezzi a disposizione. Per i lavori brevi la stima diventa ancora più importante, perché ogni minuto in più pesa. Se un festival accetta corti fino a quindici minuti, conviene scrivere una sceneggiatura di dodici o tredici pagine, lasciando margine per le scene che in montaggio si allungano.
Le sceneggiature non si scrivono, si riscrivono. La prima stesura serve a scoprire la storia; le successive a capire cosa tenere e cosa tagliare.
Durante la riscrittura il lavoro più importante spesso è togliere. Scene che ripetono informazioni già note, battute che spiegano ciò che si vede, personaggi che non cambiano nulla: tutto ciò che non serve rallenta la storia e diluisce i momenti forti.
Ascoltare i pareri degli altri è utile, ma non tutti vanno seguiti. Quando più persone segnalano lo stesso punto debole, quasi sempre il problema esiste davvero, anche se la soluzione che propongono non è quella giusta.
La scala dei campi e dei piani, le angolazioni, la soggettiva e la quinta.





