Capitolo 05 di 12
Il character sheet
Il personaggio è l'elemento che lo spettatore controlla di più: se il volto cambia tra un'inquadratura e l'altra, la magia si rompe. Il character sheet è il documento che lo tiene uguale dall'inizio alla fine.


Ogni volta che chiedi a un modello di generare una persona, lui ne inventa una. Anche descrivendola con precisione, due generazioni diverse daranno quasi sempre due volti diversi. In un film, dove lo stesso personaggio compare in decine di inquadrature, questo è il problema principale da risolvere.
La soluzione è il character sheet: una o più immagini di riferimento del personaggio, sempre le stesse, che carichi in ogni generazione in cui compare. Il modello le usa come modello da rispettare per volto, corporatura, capelli e costume. È l'equivalente del casting: una volta scelto l'attore, è quello per tutto il film.
Il primo passo è decidere chi è il personaggio, prima ancora di come appare: età, lavoro, carattere, storia. Solo dopo si passa all'aspetto. Un errore molto diffuso è generare personaggi che sembrano modelli da copertina, perfetti e tutti simili tra loro. Il risultato è un film che sembra una pubblicità e in cui nessuno è credibile.
Le persone vere hanno difetti e imperfezioni: un naso storto, la pelle segnata, qualche chilo in più, i capelli spettinati. Non devono essere brutte, ma nella media, come le persone che incontri per strada. Sono proprio questi dettagli a rendere un personaggio riconoscibile e umano, e a far sì che lo spettatore ci creda.
Come in un vero casting, conviene non accontentarsi della prima proposta. Fai generare tre versioni diverse dello stesso personaggio, con lo stesso prompt di base ma variando qualche dettaglio: forma del viso, capelli, età apparente. Poi scegli quella che ti convince di più guardandola come guarderesti un attore al provino.
Lavora un personaggio alla volta. Generarli tutti insieme porta a volti simili tra loro e a scelte frettolose. Concentrati su ciascuno, confronta le tre proposte e, quando hai deciso, passa al successivo pensando anche a come starà accanto agli altri: un buon cast funziona per contrasti.
Un character sheet efficace non ha bisogno di decine di pose. Bastano tre viste dello stesso personaggio, con lo stesso costume e la stessa luce neutra: la figura intera frontale, la figura intera di spalle e un primo piano di tre quarti. Nient'altro, perché ogni immagine in più è un'occasione per introdurre differenze.
La figura intera frontale fissa proporzioni, corporatura e costume. Quella di spalle dice al modello come appare il personaggio quando si allontana o è inquadrato da dietro, situazione frequentissima nei film. Il primo piano di tre quarti fissa i lineamenti del volto, che sono la cosa più importante da mantenere uguale nei primi piani.
Il costume fa parte del personaggio quanto il volto. Un cappotto di un colore preciso, un cappello, una sciarpa sono elementi che lo spettatore usa per riconoscere qualcuno anche in un campo lungo, quando il volto è troppo piccolo per essere letto. Scegli capi semplici, con colori e forme ben riconoscibili.
Lo stesso vale per gli oggetti che il personaggio porta con sé: una borsa, un orologio, un taccuino. Se tornano nella storia, conviene creare per ciascuno un riferimento separato, da caricare quando compare. Più l'oggetto è importante per il racconto, più deve essere identico in ogni inquadratura.
Quando nella stessa inquadratura ci sono due o più personaggi, il rischio è che il modello mescoli i loro tratti: il volto di uno con i capelli dell'altro, i vestiti scambiati. Per evitarlo, carica il character sheet di ciascuno come riferimento separato e, nel prompt, assegna a ogni tag una posizione e un'azione precisa.
Scrivi per esempio che la donna di @Image 1 è a sinistra e guarda il mare, mentre l'uomo di @Image 2 è a destra e sistema le reti. Più le posizioni sono chiare, meno il modello confonde. Nelle scene con molti personaggi conviene limitare quelli ben visibili e lasciare gli altri sullo sfondo, fuori fuoco.
Nel corso di una storia un personaggio può cambiare: un abito diverso, i capelli bagnati dalla pioggia, una ferita, qualche anno in più. Ognuna di queste varianti va trattata come un nuovo character sheet, ma generata partendo da quello originale, così che il volto resti lo stesso e cambi solo ciò che deve cambiare.
Conserva sempre il character sheet originale e usa le varianti solo nelle scene in cui servono. Nella scheda di produzione annota quale variante appare in quale scena: in fase di generazione ti basterà guardare la scheda per sapere quali riferimenti caricare.
Un personaggio non è solo un volto: è anche una voce. Se nel film parla, conviene sceglierla già in questa fase, insieme all'aspetto, e usarla sempre uguale. Lo strumento di riferimento per le voci è ElevenLabs, che permette di scegliere o creare una voce e di riutilizzarla in tutte le battute del film.
I modelli video più recenti, come Seedance 2.5, possono generare anche l'audio insieme alle immagini e accettano riferimenti audio per mantenere la stessa voce tra una clip e l'altra. Un breve campione della voce scelta diventa così parte del character sheet, da caricare ogni volta che il personaggio parla. Ne parliamo nel dettaglio nel capitolo su voci e musica.
Anche con un buon character sheet, la coerenza si può perdere per strada. Le cause più frequenti sono sempre le stesse e si possono evitare con un po' di attenzione.
Quando noti che un volto sta cambiando, torna sempre al character sheet originale invece di correggere partendo dall'ultima immagine generata.
Luoghi, palette, epoca, regole del mondo, oggetti di scena e set 3D per mantenere la coerenza.









